Sign up with your email address to be the first to know about new products, VIP offers, blog features & more.

Addio a Luke Perry e Keith Flint. Cosa resterà di questi anni ’90

Circa dieci giorni fa, le agenzie di stampa davano la notizia della morte di due icone degli anni ’90. L’attore Luke Perry, alias Dylan Mc Kay della nota serie tv Beverly Hills 90210 e il frontman dei Prodigy, Keith Flint, ci avevano lasciati. Per chi, come me, è stata teenager negli anni ’90 queste perdite ci hanno toccato nel profondo. Ci hanno fatto prendere coscenza che siamo invecchiati e che gli anni ’90 saranno solo un bellissimo ricordo.

I liquidi anni ’90

Gli anni ’90 sono, da tutti, considerati come gli anni liquidi. Il decennio che ha visto la morte delle ideologie. La caduta, in Italia, della prima repubblica, le stragi della mafia, la nascita della dance, della tv ondemand e di Internet, una guerra che ha devastato l’est europa, la dissoluzione della URSS.

I miei anni ’90

Nel 1990 avevo 14 anni. Lasciavo i rassicuranti e faraonici anni ’80 per addentrarmi nel mare aperto dell’adolescenza, dove nuotano gli squali e tu non sai ancora nemmeno se sei sardina o balena.

Generazione x

E’ stata cosi’ definita la generazione degli anni ’90. Prendendo spunto da un romanzo di Douglas Coupland, romanzo cult di quegli anni. Una generazione nata e cresciuta nel benessere, senza grandi ideali da inseguire, senza importanti diritti per cui manifestare. Insomma, una generazione di bamboccioni, si direbbe oggi.

Io invece penso che, la mia generazione, la generazione degli anni ’90 è stata la generazione del cambiamento. Abbiamo visto cadere il muro di Berlino e, con esso, le ideologie che avevano visto il mondo contrapporsi in due fazioni durante la guerra fredda. La generazione che è passata dall’analogico al digitale. Che ha raccolto la sfida di non rimanere indietro ma di capire le nuove tecnologie e trasformarle in strumenti di lavoro. La generazione che ha salutato le monete nazionali per dare il benvenuto all’euro, sogno di un’Europa unita e senza confini. Noi siamo la generazione dei social 0.0, quella dei forum tematici, la preistoria dei social moderni.

Film, serie tv e musica anni ’90

Non c’e’ epoca che si rispetti che non sia stata segnata dalla cultura pop di quegli anni. Gli anni ’90 non fanno eccezione. Cosi come noi venivamo definiti generazione x, generazione liquida, di pari passo, la cultura pop era qualcosa di indefinito che racchiudeva tutto ed il contrario di tutto. E allora poteva capitare che un adolescente degli anni ’90 sospirasse, con occhi sognanti per i belli e bravi ragazzi di Beverly Hills 90210 e poi seguisse con interesse e preoccupazione la perturbante seria tv Twin Pinks di quel maledettop genio di David Lych. Chi seguiva la musica indie italiana, ascoltando i 99 posse, i Subsonica o i La Crus lo trovavi poi nella disco figa della tua città a dimenarsi sulle note di Jump around. Si portavano le Kefiah e le Cult. Si facevano le manifestazioni studentesche o le occupazione al liceo con le toppe naj oleari sugli zaini. In cameretta avevi i poster con la faccia da ragazzino di Leonardo di Caprio ad un lato del letto e, dall’altro, ti sorrideva il manifesto con il visto più enigmatico e piratesco di Jonny Depp. Si facevano ore ed ore di fila per vedere Titanic di James Cameron e Seven di David Fincher. Gioventu’ schizofrenica. No. Noi siamo stati una gioventù libera da schemi e da incasellamenti.

morte di Luke Perry, icona degli anni '90 tra i teenagers
from vogue.com

Amarcord

Sarà che gli anni ’90 sono legati alla mia giovinezza che mi sembrano così belli, così perfetti. Anche se so di sicuro che se, per un corto circuito spazio temporale, incontrassi la me di quegli anni, sono certa, la penserebbe in modo diametralmente opposto. Sono sicura però che mi direbbe che noi siamo stati la generazione che cantava Smells like teen spirit durante i cortei scolastici. Quelli che anzichè perdersi nelle piazze virtuali perdevano ore ed ore, nelle piazze cittadine, per decidere dove andare a ballare perche This is the rythm of the night.A chi ci diceva che eravamo una generazione senza ideali rispondevamo, irriverenti: Smack my bitch up!
Sono certa però che mi direbbe che la musica piu’ bella era quella di quegli anni con la diatriba tra Oasis e Blur, tra Rem e U2. Mi direbbe che noi, cioè loro, i ragazzi degli anni ’90 erano fighissimi. Noi che la nostra “faccia libro” era la Smemoranda, più grossa di un vocabolario di latino, piena delle facce dei nostri attori preferiti. Quelle che sognavano di fuggire via montando sulla Triumph di Dylan Mc Kay per poi, diventate adulte, sposare un più rassicurante Brandon. Ragazzi che invece che domandarsi “Che stanno facendo i Ferragnez?” ci domandavamo: “Chi ha ucciso Laura Palmer?” o “Chi ha ucciso l’uomo ragno'”


Pensieri e parole

Questo post nasce dall’amaro in bocca per la notizia della morte di queste due icone degli anni ’90 anticipata, l’anno scorso, dalla morte prematura di Dolores O’ Riordan, cantante dei Cranberries, altro mitico gruppo Britpop di quegli anni. E allora dai pensieri nascono delle parole, a caldo, vorrei urlare: “Spegnete le luci! La musica è finita!” Perché la verità è che quando muore una persona che ha incarnato, in qualche modo, la nostra vita da teenagers, è come se morisse anche una parte di noi, del nostro spirito temerario e ribelle.

icone degli anni '90

Seguici anche su Facebook nella pagina di Trend à Porter







Comments

comments

No Comments Yet.

What do you think?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *